Il ragazzo con la barba
"BENVENUTI NEL MIO ANGOLO DI NEBBIA (DOVE LA VERITÀ NON SI VENDE A PEZZI"
Ho trentasei anni, una barba che sembra un progetto architettonico fallito e la tendenza a odiare le cose che tutti amano: i social media, la vita in provincia, e la convinzione che esista un modo "giusto" di essere queer.
Sono cresciuto in un paesino in mezzo alla Pianura Padana, dove la nebbia non è solo un fenomeno meteorologico, ma una metafora esistenziale. Un posto così piccolo che se sbattevi la testa contro il muro, il sindaco ti chiedeva se avevi bisogno di un certificato. Qui, l’identità sessuale si misurava in due modi: o eri etero o non esistevi. Io, ovviamente, ero il secondo caso. Ma non per scelta: semplicemente, non c’era lo spazio per esistere.
Ho passato diciannove anni a provare a starci, in quella nebbia. A cercare di essere il figlio perfetto, il ragazzo a posto, il tipo che non fa domande scomode. Poi, un giorno, ho realizzato che la nebbia non si dissolve da sola: o te ne vai, o impari a vivere con la vista annebbiata. Io ho scelto di andarmene. Ma non del tutto. Perché la provincia, come i peli pubici, ti rimane addosso anche quando pensi di averla rasata via.
PERCHÉ UN BLOG (E NON UN PROFILO INSTAGRAM)
Perché sono stanco. Stanco dei social media che trasformano le nostre vite in pacchetti regalo avvolti in carta patinata, pronti per essere aperti, giudicati e scartati in tre secondi. Stanco di una società dove l’identità è un filtro e la vulnerabilità è un content da monetizzare. Stanco di dover scegliere tra essere me stesso e essere accettabile.
E poi c’è la questione dei nostri dati. Sì, perché mentre mettiamo un like, qualche algoritmo sta già cercando di venderci un viaggio a Bali basandosi sul fatto che abbiamo cercato "come scappare dalla propria vita" su Google. I nostri dati personali sono sparsi per il web come le briciole di pane di Pollicino, solo che invece di portarci a casa, ci portano dritto nel cesto della spazzatura del capitalismo digitale.
COSA TROVERETE QUI (E COSA NO)
Questo blog non sarà:
- Un manuale di self-help: Se cercate risposte, vi consiglio di guardare un video di TikTok su come "trovare la vostra vera essenza in 5 mosse". Io ho solo domande. E qualche aneddoto imbarazzante.
- Un profilo Instagram: Nessuna foto con filtri, nessun #Blessed, nessuna versione edulcorata di me stesso. Solo testo, sudore e qualche maledizione.
- Un manifesto politico: Non sono qui per salvare il mondo. Sono qui per sopravvivere a me stesso e, se va bene, farvi ridere o riflettere ogni tanto.
Questo blog sarà:
- Un posto dove la nebbia si dirada: Parlerò di corpo, identità, maschilità e queerness, ma anche di cose apparentemente banali come radersi la barba, odiare i pantaloni chinos o il primo appuntamento dal barbiere.
- Un esperimento di onestà: Scriverò di quando ho pianto perché il mio primo bacio con un uomo è stato un disastro, o di quando ho realizzato che mio padre non mi insegnerà mai a usare il rasoio.
- Un rifugio per chi si sente fuori posto: Se anche voi vi siete mai sentiti come un pinguino in un deserto, questo è il vostro posto.
UN ULTIMO AVVERTIMENTO
Non sono un writer professionista. Non sono un influencer. Non sono nemmeno particolarmente bravo a tenere un discorso coerente. Sono solo un tizio che ha deciso di tornare a scrivere, perché in fondo, se avessi trovato un blog così quindici)/venti anni fa, forse sarei scappato dalla provincia ancor prima di quanto ho fatto.
Io sono qui, con la mia nebbia, la mia barba e la mia voglia di dire le cose come stanno (o almeno, come le vedo io).
P.S. Se vi chiedete perché ho scelto di chiamare questo blog "Maschile, quasi", la risposta è semplice: perché la vita è troppo corta per titoli noiosi. E poi, ammettilo, "Maschile, quasi" ti ha fatto sorridere. Missione compiuta.
#ita #barba #mascolinità